ECO-ANSIA E SOLASTALGIA

Hai mai pensato alla differenza tra ansia e paura? A volte sembrano la stessa cosa, eppure non lo sono. L’ansia è data dalla preoccupazione per qualcosa che non è ancora accaduto ma che potrebbe accadere, attivando in noi uno stato di tensione nervosa e fisica che, se prolungato, diventa fonte di stress cronico, con innumerevoli conseguenze sul nostro organismo e sulla nostra mente. La paura è data dall’attivazione immediata del nostro organismo rispetto ad un imminente pericolo, è una reazione di protezione e ci spinge ad agire secondo il concetto di “fight or flight”, combatti o fuggi.

Foto di cottonbro da Pexels

Quando cerco di spiegare la differenza tra ansia e paura mi piace sempre fare questa similitudine: hai presente quando attraversi una strada e all’improvviso ti vedi arrivare di fronte una macchina? Ecco quella reazione di palpitazione e attivazione è paura, ed è necessaria per farti sopravvivere. Invece quando sei preoccupat* di uscire di casa perché potrebbe idealmente succederti la stessa cosa, quella è ansia.

L’ECO-ANSIA

Il cambiamento climatico è ormai agli occhi di tutti, coloro i quali cercano di negarlo sono ormai pochissimi e sicuramente hanno contro anni e anni di evidenze scientifiche. Quello che ci troviamo di fronte è un cambiamento che porta con sé qualcosa di ignoto: previsioni catastrofiche, alterazione del clima, dello stile di vita, della società, dell’ambiente intorno a noi con perdita di biodiversità, scioglimento dei ghiacci, acidificazione degli oceani. Tutto ciò non si sta ripercuotendo solo sull’ambiente ma anche sulla nostra salute mentale.

L’eco-ansia può arrivare quando assumiamo consapevolezza dei cambiamenti a cui sta andando incontro il Pianeta e vediamo accaderne sotto i nostri occhi le conseguenze, preoccupandoci per noi e per le future generazioni. Come concetto inizia ad essere riconosciuto dall’American Pshycological Assosiation nel 2017.

LA SOLASTALGIA

C’è anche un altro sentimento che ricorda l’eco-ansia, ovvero la solastalgia. Letteralmente è il dolore causato dalla perdita o dalla mancanza di conforto della propria casa e del proprio territorio. La solastalgia è il dolore provato quando si riconosce che il luogo in cui si risiede e che si ama è in pericolo. Si manifesta in un attacco al senso del luogo, nell’erosione del senso di appartenenza ad esso e in un sentimento di angoscia per la sua trasformazione. Per riprendere le parole di Glenn Albrecht, filosofo ambientale, “la solastalgia non consiste nel guardare indietro a un passato dorato, né nel cercare un altro luogo come ‘casa’. È l'”esperienza vissuta” della perdita del presente che si manifesta in un sentimento di dislocazione e del sentirsi minato da forze che distruggono il potenziale di conforto che può derivare dal presente.” In breve, la solastalgia è una forma di nostalgia che si ha quando si è ancora a ‘casa’.

Ma perché sperimentiamo stati emotivi e mentali negativi come risultato del cambiamento climatico?

Un’ipotesi potrebbe essere spiegata ripensando alla teoria della biofilia di Edward O. Wilson del 1984, che presuppone che gli esseri umani abbiano una connessione innata con il mondo naturale e che traggano benefici psicologici e di benessere da questa relazione. Gli impatti ambientali negativi legati al cambiamento climatico stanno di fatto interrompendo questa connessione, frutto di anni di coevoluzione genetica e culturale, provocando sentimenti di perdita. La consapevolezza della perdita del nostro habitat puó portare all’eco-ansia.

Come si manifesta l’eco-ansia?

Come altre forme di ansia puó presentarsi con attacchi di panico, insonnia, pensieri ossessivi e/o cambiamenti dell’appetito, episodi di stress, sentimenti di angoscia e impotenza legati al pensiero dei cambiamenti climatici e, più in generale, dei cambiamenti ambientali attuali e futuri.

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Questi sentimenti sono positivi o negativi?

Dipende da come vengono interiorizzati da ognuno di noi. Possono essere positivi se ci spingono a reagire e ad agire, ma diventano negativi nel momento in cui ci portano a sentirci in colpa, impotenti o ad abbatterci, provocando depressione, alterazioni del ciclo sonno-veglia, disturbi del sonno, attacchi di panico e a quella che viene definita “eco-paralisi”, quindi l’immobilizzazione rispetto all’azione, l’evitamento.

Cosa possiamo fare per evitare queste sensazioni?

NIENTE. Evitarle non serve, serve accoglierle, esserne consapevoli ed accettarle, farle nostre e utilizzarle come carburante per agire.

Ecco un elenco di alcune cose che possono aiutarci a sfruttarle nel modo giusto:

  • Il contatto con la natura: riprendendo il concetto di biofilia, passare del tempo a contatto con la natura può aiutarci a lenire l’angoscia e a farci sentire parte di questo ecosistema. Diverse ricerche scientifiche provano l’effetto benefico di questa attività su tutto il nostro organismo (ne parleremo meglio in futuro!)
  • L’attivismo (inteso come agire attivamente per fare del nostro meglio nel quotidiano e spingere altri a fare lo stesso): partecipare ai movimenti globali di protesta per il cambiamento climatico è un modo perfetto per farci sentire parte di una comunità e parte di un cambiamento positivo. Essere attivisti, però, non è solo questo, possiamo fare la nostra parte anche nel quotidiano, con piccole azioni che riducano il nostro impatto sull’ambiente e spronando chi ci sta vicino a fare lo stesso.
  • Informarsi correttamente: viviamo in una società che ogni giorno ci bombarda di informazioni e stimoli ma non sempre questo ci aiuta. Avere fonti affidabili da cui imparare e informarci può limitare gli stimoli e chiarire le idee. A questo proposito trovi qui un documento da cui prendere spunto.
  • Allenarsi a pensare positivo: dare valore a ciò che facciamo nel nostro piccolo per fare la differenza e risaltare gli eventi eventi positivi (si, ce ne sono!), aiuta a ridurre l’ansia e la paura dell’ignoto. Vi consiglio la rubrica “un clima positivo” di Marta, che si impegna per portare un po’ di positività raccogliendo notizie da ogni parte.
  • Coltivare la gratitudine: non c’è cura migliore che imparare ad essere grati per ciò che oggi abbiamo la fortuna di avere. Un piccolo esercizio che ti consiglio, e che faccio spesso anche io, è quello di elencare ogni giorno 3 cose di cui sei grat* (qualcosa successo durante il giorno, una persona, un animale, un oggetto, un evento, una giornata soleggiata..). Appuntale e ogni tanto rileggile!

Il nostro legame con la Natura è evidente in ogni cosa, solo che siamo stati disabituati a notarlo fino a risentirne dal punto di vista fisico e mentale, ma prendersi cura dell’ambiente vuol dire anche prendersi cura anche di noi stessi.

Foto di Markus Spiske da Pexels

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